Religione / storia

Maria SS. delle Grazie alla Guadagna

La storia

Antonino Mongitore, sacerdote palermitano, vissuto nel ‘700, nel suo libro “Palermo divoto di Maria Vergine” testimonia l’antica e continuata devozione alla S.S. Vergine a Palermo e la protezione di Maria verso la stessa città. Numerose sono le chiese sparse nelle campagne di Palermo, dedicate alla Vergine. “Le chiese fabbricate in vari tempi dai protettori dei giardini e tenute che rendono amenissimi i contorni della città, sono in tanto numero che difficilmente potrebbe farsene il catalogo. Quanti sono i giardini, altrettante sono le chiese, per lo più intitolate alla Vergine; alzate in ossequio alla Gran Signora e per comodo dei padroni e dei contadini, applicati agli esercizi delle campagne”. Al capitolo LXIV, si parla della Madonna delle Grazie alla Guadagna.

Maria SS. delle Grazie alla Guadagna
Maria SS. delle Grazie alla Guadagna

La donna rese grazie all’immagine della Vergine e, ripreso il cammino, tornò in città. Non passò molto tempo che s’incontrò con il venerabile don Girolamo di Palermo e gli raccontò quanto le fosse accaduto. Il padre ricercò l’immagine e trovatala ne rimase talmente invaghito che cominciò a frequentare la grotta. Scelti tra i suoi allievi, sacerdoti e secolari, ogni domenica e ogni sabato e poi quasi ogni giorno li portava ad adorare la vergine. I sermoni e gli esercizi spirituali fatti ai suoi discepoli e devoti di Maria accesero i loro cuori in tal maniera verso la Vergine che furono spinti a fabbricarvi una chiesa in un luogo vicino e cominciarono nell’anno 1598, come si legge in un libretto di esercizi spirituali, stampati in Palermo nel 1694 ad uso della Congregazione che poi fu qui fondata. Si era cominciato a costruire quando i lavori furono interrotti, non si sa per quale impedimento. Ma nonostante ciò, il fervore verso la Vergine continuò e P. Girolamo per più volte celebrò la S. Messa la notte di Natale in quella grotta che ricordava la grotta di Betlemme. Si racconta che, una notte di Natale, P. Girolamo, volendo andare a celebrare la santa messa nella grotta, giunto vicino al fiume Oreto, ad una passo dalla Guadagna, trovò il fiume gonfio e difficile da passare. I fedeli, rifiutatisi ad attraversare il fiume per paura di bagnarsi, furono esortati da P. Girolamo a non temere e a seguirlo. Rassicurati dalle sue parole, i fedeli lo seguirono tranne due. Accadde che il padre e quanti lo seguirono attraversarono il fiume, prodigiosamente asciutti e salvi. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1642, l’unione dei fedeli fu continuata da D. Melchiorre Selvaggio, discepolo di P. Girolamo, tenuto in gran conto per integrità di vita e virtù. Fu direttore e maestro di molti Fratelli che si riunivano nei giorni di domenica e in occasione di altre feste religiose. Verso il 1683, accresciuto il numero degli Aggregati e la fede per i miracoli operati dalla Vergine, si ripensò di costruire la chiesa, lontana “un tiro di pietra” dalla grotta e con la facciata sulla pubblica strada, dalla quale si andava al convento di S. Maria di Gesù. Nel luogo c’erano i resti della chiesa cominciata nel 1598. La chiesa fu edificata per mano dei Fratelli che non ritennero ricorrere all’aiuto dei fabbri per devozione e loro stessi si caricarono sulle spalle le pietre per edificare la chiesa che fu completata nel 1691 e il 4 agosto dello stesso anno fu benedetta solennemente.
L’unione dei fedeli diventò ufficialmente Congregazione il quattro agosto del 1684 dopo che P. Selvaggio formò alcuni Capitoli che regolavano i fratelli, approvati poi dall’Arcivescovo di Palermo. I Confratelli, non volendo trasferire l’immagine nella nuova chiesa temendo che subisse danni, resero la grotta più venerabile e la sistemarono come una cappella. Poi, nell’anno 1718 fu abbellita e sopra la porta della cappella fu posta una lapide di marmo che oggi si trova nella sacrestia con un’iscrizione che ricorda il momento del ritrovamento dell’immagine, la data di fondazione della Congregazione, i capitoli composti da P. Melchiorre Selvaggio e l’anno in cui fu rinnovata e benedetta la chiesa (1718). Durante i lavori di abbellimento, la grotta fu spogliata del suo più pregevole ornamento cioè delle tabelle votive che pendevano dalla grotta, nonché di ex voto in cera raffiguranti gambe, occhi, braccia, ecc. a testimonianza dei miracoli operati dalla Vergine. La memoria di questi miracoli si é perduta, ma A. Mongitore nel suo libro ne cita alcuni, raccontati dai Fratelli più anziani. La festa della Madonna si celebra nella prima domenica dopo la solennità di S. Maria della Neve detta in Palermo, della Grazia, il cinque di agosto e molte volte si organizzava il palio. Il 18 Giugno 1691 P. Selvaggio stipulò un atto presso il notaio P. N. Paneri che stabiliva il diritto di patronato per i Rettori della Congregazione.

Il pontefice Clemente XI nel 1706 concesse diverse indulgenze per i Fratelli e Consorelle. Finalmente il Senato Palermitano elesse la Vergine “Patrona della città”, con il titolo di “Nostra Signora della Guadagna” per pubblico consiglio, riunito l’otto novembre 1709. La Congregazione volle ricordare l’avvenimento con una lapide di marmo che oggi si trova in una delle pareti della sacrestia. Così si conclude il capitolo di A. Mongitore e le vicende della Chiesa si fermano al 1709. Il Villabianca da altre notizie relative alla chiesa e la sua opera testimonia che tra il 1796 e il 1797 l’edificio fu abbandonato e “commutato in casa di rustica abitazione”. Al suo, posto sul finire del 1797, fu fabbricata e aperta al culto una nuova chiesa, situata di fronte la grotta. Il fondatore di detta chiesa fu il sacerdote Vincenzo Arceri che con zelo e disinteresse raccolse abbondanti elemosine dai fedeli per la costruzione della chiesa che arricchì di stucchi e altari. Sempre per suo interessamento, la chiesa, nel 1799, ottenne il titolo di “Reale Carolina” dal nome della sovrana, moglie di Ferdinando III re delle due Sicilie che con una solenne cerimonia pose sul capo della Vergine e del Bambino Gesù una corona d’oro. Era il 26 maggio 1799.

 

Storie e leggende

La Torre dei Diavoli

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Il desiderio di potere dei Chiaramonte è dimostrato dal fatto che essi, diversamente dalle altre grandi famiglie palermitane, tendevano a concentrare le loro proprieta’ nella Piana tra la Porta di di Termini e il fiume Oreto. Nel mezzo della grande proprietà (vinea magna) nella contrada della Guadagna, essi edificarono, quasi a ricordo delle “delizie” arabo-normanne, nel parco reale di caccia, un palazzetto, ora distrutto: la cosiddetta “Torre dei diavoli”. Adibito a padiglione di caccia, era un palazzetto di campagna, costruito anteriormente al 1328. Sorgeva sulla destra dell’ancora esistente chiesa della Guadagna, in prossimita’ del fiume Oreto. Il Di Marzo ne dà una descrizione molto esauriente: nei dintorni di Palermo, alle sponde dell’ Oreto, accanto alla chiesetta della Guadagna, sorge un palazzo suburbano che si intende comunemente la ”Torre dei Diavoli”, perche’ fu gia’ rifugio di ladroni Il muro di prospetto è rettangolare, in esso si aprono quattro grandi finestre, sopra un pianterreno che fa da base all’edificio che termina con un’elegante cornice, su cui si impostano i piedritti delle finestre. La fabbrica è tutta di pietre riquadrate o meglio rettangolari. Il vano delle finestre è diviso da una colonnina intermedia, scolpita a cordoni vagamente annodati, sopra si innestra un’ampia fascia ogivale decorata a zig zag che congiunge di sopra i due archetti riuniti del vano, formando una finestra sola. Nel timpano è lo stemma dei Chiaramonte e i piedritti di essa poggiano sopra un listello che taglia gli archivolti dei vani geminati.

L’ uscita dava verso la parte meridionale del fiume Oreto, dove vi erano delle grotte formate artificiosamente e lavorate con lo scalpello; davanti a questo edificio sorgeva una torre “regia”. Al di sotto di questo, presso la sponda del fiume, si vedevano scavate nella viva pietra due stanze a forma di grotte, comunicanti tra loro: sopra di esse scorreva un ruscello e tutto intorno vi erano dei sedili incavati nella roccia, che indicavano che un tempo il luogo era un bagno pubblico.Era usanza in Sicilia frequentare i pubblici bagni sia sotto i Greci che sotto i Romani e tale uso si diffuse ai tempi dei Saraceni. (G.Palermo). Queste grotte, adibite a bagni, vengono citate anche dal Natoli ed erano rifugio di malfattori e briganti. La “Torre dei Diavoli” fu completamente distrutta dai bombardamenti aerei dell’ultima guerra ed oggi non rimane che qualche resto insignificante. Il nome dell’edificio, come ha precisato il Di Marzo, probabilmente deriva dal fatto che il palazzetto dei Chiaramonte, lasciato in abbandono, comincio’ ad essere rifugio di malfattori. Per la qual cosa, nel costruire la via rotabile che dalla chiesa conduce nel piano della Guadagna, fu fatto chiudere da ogni lato. Salendo dalla via Guadagna si arriva nella piazza omonima, dove si trova una croce sopra un piedistallo, oggi addossata al prospetto di un negozio, un tempo si ergeva in mezzo alla campagna.

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